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Fassino, Federica ‘la piccola’ e il biglietto strappato PDF Stampa E-mail
Editoriali - In evidenza
Scritto da Salvatore Borsellino   
Sabato 03 Luglio 2010 13:48
Quella ragazza che ha fatto fuggire Fassino a piazza Navona, la conosco da quando ho ricominciato ad andare in tutti i posti dove dei giovani mi chiamavano a gridare la mia voglia di Giustizia e di Verità, ad incitare quei giovani alla Resistenza, la conosco forse da Piazza Farnese, forse ancora da prima, mi sembra di conoscerla da sempre.

La ricordo da sempre ad aprire la strada nei cortei cercando di tenera ben levato in alto il suo braccio con la sua Agenda Rossa per supplire alla sua piccola statura.

Per questo, dopo averla chiamata a lungo "Fede 3" per identificarla, in base all’ordine di tempo in cui la ho conosciuta tra uno splendido terzetto di Federiche, ho cominciato, per non fare confusione tra i numeri, a chiamarla “Fede, la piccola”.

Qualche tempo dopo la prima volta in cui l’avevo incontrata mi disse che aveva a casa un biglietto per Londra comprato qualche tempo prima per poterlo pagare di meno: aveva deciso di andare via dall’Italia, di andare a lavorare all’estero, forse anche perché in Italia non riusciva a trovare un lavoro che non fosse precario, come tanti giovani della sua età, ma soprattutto perché in questo paese non si riconosceva più.

Lei che, come dice davanti a un Fassino che fugge per non doversi confrontare con una persona che gli dice guardandolo negli occhi quello che pensa di lui e dei politici come lui, la Costituzione ce l’ha nel sangue, non sopporta di vivere in un paese in cui gli articoli della nostra Costituzione vengono a poco a poco sostituiti dai punti del piano programmatico per la rinascita democratica che costituisce il manifesto della P2.
Da allora “Federica la piccola” l’ho incontrata in tutti i campi di battaglia dove per la Giustizia e la Verità ci siamo trovati insieme a combattere: a Piazza Navona, davanti alle questure a difendere “il più grande scandalo della Storia d’Italia”, Gioacchino Genchi, a piazza Navona, a Piazza San Giovanni per il NO-B Day, a Cinisi per lottare insieme a Peppino Impastato, e soprattutto a Palermo per impedire la profanazione di Via D’Amelio da parte degli avvoltoi, che, cacciati nel 1992 dalla Cattedrale di Palermo, ogni anno tornavano sul luogo di quella strage ad assicurarsi che Paolo fosse veramente morto, e ogni volta la sua Agenda Rossa sembrava levarsi più in alto di tutte le altre.

Poi un giorno mi telefona e mi dice che quel biglietto pronto per portarla via dall’Italia, lo ha strappato, che non partirà più, che ha deciso di restare in Italia, il paese per cui Paolo e i suoi ragazzi hanno sacrificato la loro vita, perché ha capito che è qui che deve lottare, insieme ai tanti altri giovani che l’Agenda Rossa hanno scelto a simbolo della loro lotta.

Un altro giorno alla fine dell’anno scorso, mi telefona e mi dice che quello era il giorno la cui data era scritta sul suo biglietto aereo, il giorno in cui avrebbe dovuto lasciare l’Italia, ma che è felice di essere qui, di non avere lasciato il suo paese, il paese di Paolo, il paese dove c’è da lottare per difendere la nostra Costituzione, e io che dico sempre agli altri che non è tempo di lacrime ma di lotta, io che rimprovero quelli che mi dicono, al termine dei miei incontri, che li ho fatti commuovere, non capisco perché sento delle lacrime scendere e bagnarmi gli occhi.

Fassino, questi giovani dei quali parli con disprezzo mentre fuggi senza voltarti indietro per non doverli guardare negli occhi, a questi due ragazzi, come tu dici, che hanno inscenato un teatrino per poterti attaccare, non importa ormai più niente di te, tu oramai sei il nulla, sei soltanto “quel signore li”, hai svenduto la passione di tante persone, che negli ideali della sinistra hanno creduto e continuano a credere, per dei brandelli di potere, per il controllo di almeno “una banca”. Continui a partecipare, tu si, a dei teatrini televisivi nei quali si esaurisce la tua opposizione a chi ha ridotto il nostro paese ad un regime.
Tu sei davvero piccolo e Federica, la piccola Federica, da ieri comincerò invece a chiamarla “Federica la grande”.

Salvatore Borsellino

in collaborazione con IlFattoQuotidiano.it 

Comments:

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Shiloh   |2010-07-03 18:24:07
GRANDE GRANDE GRANDE Piccola Federica!
La gente come voi, come te Salvatore,
come Federica e gli altri due di cui non conosco i nomi, che erano insieme a
lei, e tutti gli altri che non posso nominare per motivi di spazio, ma tanto ci
siamo capiti...
La gente come voi mi consente (...) di non perdere del tutto
la speranza di poter cambiare qualcosa in questo schifo di nazione.

GRAZIE a
tutti voi per l'impegno e la passione che ci donate!
Maurizio   |2010-07-03 21:48:14
MAURIZIO (agenda rossa)

3 luglio 2010 alle 19:58


E’ il tempo di lottare
contro la deriva democraica ed è anche il tempo di emozionarsi quando qualcuno
di noi rinuncia magari a sviluppare la sua carriera personale lontano
dall’Italia preferendo restare qui per dare il suo contributo al cambiamento
sociale investendo sulla difesa di valori universali.

Il valore del sacrificio
in favore degli ideali in cu si crede nobilita i valori stessi e rende chi li
persegue più nobile nell’animo.

Gli ideali di piena Giustizia e Verità
scaturite dalla passione e dalla vera genuina RRRABBIA di Salvatore Borsellino
successivamente agli ennesimi fatti sconvolgenti in merito alla scomparsa della
ormai famosa Agenda Rossa di Paolo Borsellino sono stati il motore coinvolgente
che ha contaggiato tanta gente come me in tutta Italia che semplicemente
vogliono dare forza a questo uomo e sostegno fattivo al suo ideale.

La vicenda
è inquietante, ma abbastanza chiara nel suo svolgersi.

Non lo chiamerei un
mistero, perchè in questa italietta dei misteri poi ci siamo sempre accorti che
non esistono misteri ma solo depistaggi, occultamenti, manipolazioni delle
tracce vere, corruttele, connivenze, sofisticazioni dei dati reali che conducono
a chiarire le vicende.

La scena da cui parte la vicenda è via Mariano
D’Amelio il 19 luglio 1992, è un insieme di macerie umane macerie di palazzi
e macerie di auto fumanti, in mezzo a questa ferraglia in fiamme si aggirano gli
uomini di polizia carabinieri vigili del fuoco e poi magistrati uomini della
sicurezza di stato gente in icognito generali giornalisti fotoreporter c’è
anche chi recuperata la borsa di Borsellino ancora fumante la consegna poi ad un
graduato scambiandolo per un graduato di un’altra arma il quale resosi
dell’errore a sua volta passa quella borsa ad un non meglio precisato
personaggio ed in questo preciso momento inizia per così dire il lato oscuro
della vicenda.

Omettendo il nome dell’uomo che riceve in consegna la borsa
(finora rimasta chiusa perchè sono trascorsi pochi secondi da quando è stata
prelevata dall’auto) si compie dunque il primo passo del depistaggio o se
preferite dell’omertoso comportamento non da parte di mafiosi ma di dipendenti
dello Stato che per mestiere si dovrebbero prendere cura della sicurezza e della
tutela dei diritti di tutti noi.

Da queste premesse muove così tutto il
movimento spontaneo delle Agende Rosse.

C’è un nobile ideale da proteggere e
quando c'è un'emergenza chi è sensibile fai ciò che può per dare il suo
contributo.
Noi ci mobilitiamo per creare uno scudo protettivo a tutela del
diritto ad ottenere Giustizia e Verità, lo sentiamo fondamentale anche per la
tutela di un principio costituzionale: l’ugluaglianza e la pari dignità di
tutti senza distinziona alcuna.

Verità e Giustizia DEVONO essere garantiti.

I
sospetti che alimenta questa mancanza di chiarezza e la conseguente ingiustizia
nel tempo fanno pensare che quella agenda occultata ha permesso scalate al
potere crescite di carriere e putroppo derive sociali che hanno intaccato un bel
pò la Democrazia.

Certo detta così senza il supporto di elementi concreti
resta una concettura astratta, ma inquetanti elementi di convergenza a ben
vedere ci sono pure.

Il presidente del consiglio dice (senza renderesene
coscientemente conto) che in magistrati che vogliono indagare sui fatti di mafia
e delle stragi svoltesi nel periodo 1992-1994 sono dei criminali che attentano
alla sua persona ed al suo prstigio personale.

Basterebbe già solo questo per
intendere bene l’enorme incongruenza: se i magistrati vogliono indagare su
fatti di mafia (inidpendentemente dal periodo) perchè mai tali indagini
dovrebbero avere qualche legame con un presidente del consiglio?

Allora come è
evidente si può ipotizzare che proprio in quegli anni era in atto una nuova
fase di ‘riassetto’ nazionale.
Per questo il presidente del consiglio teme
che si possa arrivare a conoscere qualcosa di compromettente per lui e il suo
ruolo attuale.

Ma ho detto questo solo per dare un senso a quanto lontano si
può arrivare partendo soltanto da una esile traccia: una agenda rossa che
sparisce.

Chi fa di questi ideali nobili un motivo personale di lotta per
ottenere Verità Giustizia ed Uguaglianza senza distinzioni, intuisce anche che
il principio sano è difendibile e con la forza delle idee è anche
ottenibile.

Insomma chi sente che è necessario tutelare questi principi sente
che è necessario difendere la Costituzione italiana che questi principi
sancisce e tutela.

Credo sia per questo che non sia proponibile un confronto
tra la forza della ‘piccola’ Federica (ma non proprio piccola se è così
tanto convinta e determinata) e la mancanza di forza di Fassino che sa bene che
non ha fatti concreti da portare in dibattito per rassicurare 'Federica la
piccola'.

Così, sembrerebbe di evere assistito alla riedizione dello scotro
titanico tra Davide e Golia.

Però a pensarci bene non lo è, per il semplice
fatto che Fassino rappresenta uno dei tasselli del declino del sistema politico
italiano, magari incolpevole perchè all’interno di un fenomeno più grande
dei singoli individui che è il degrado del tessuto complessivo della politica
italiana dagli anni ottanta ad oggi. Suo malgrado però è percepito come un
colpevole perchè non ha brillato nel battersi concretamente.

Allora c’è da
domandarsi da dove potrà arrivare la soddisfazione a questa richiesta di tutela
dei principi fondamentali della nostra Demmocrazia.

Un mezzo è certamente la
mobilitazione sociale, ma un’altro deve sicuramente essere la selezione dei
delegati (politici) che hanno il compito di tutelare i diritti di tutti e
garantire Giustizia Verità ed Uguaglianza senza distinzioni.

Credo ne dovranno
scappare ancora altri dai dibattiti liberi ed aperti.

Infatti le mosse di
questi ultimi tempi del governo seguono l'idea di zittire l’intera informazine
immaginando così che si spegne la naturale indole umana di comprensione e
confronto.

Berlusconi sfugge al confronto e non è una novità, infatti non
partecipa a confronti con i sui avversari ma si esibisce in monologhi o al
massimo parla in piazze dalle folle controllate ed in mezzo ai suoi
uomini.

Comportamenti determinati di gente comune lasciano ben sperare per il
futuro più normale e forse più comprensibile da tutti.

Paradossalmente
l’elemento che tirerà giù questa classe dirigente sarà il suo stesso
modello ispiratore: il consumismo esasperato fino al suo limite stesso.

Infatti
l’innaturale spinta di questo modello fuori da ogni regola legata alle reali
necessità ha portato tutti i settori produttivi a spingere sempre su maggiori
volumi produttivi senza tenere conto della protezione della qualià del prodotto
e sopratutto senza legare la produzione al reale fabbisogno.
Allora la
sovraproduzione ha cercato sbocchi in nuovi mercati a volte lontanissimo da
luoghi di produzione, trasformando questo sistema in deriva globale,
planetaria.

Il collasso però lo ha provocato l’esasperazione dei sistemi
finanziari basati su pure scommesse, cioè proprio l’esatto contrario delle
regole fondamentali di oculatezza che formano le riserve finanziarie
serie.

Queste scommesse finanziarie erano sostenute dalla necessità di
approvvigionamento di liquidità sempre maggiori richieste da una produzione
fuori misura rispetto alle reali necessità.

L’economia quella che paladini
(nostri governanti) chiamavano ‘mercato’ spinta con forza fino al suo limite
ha trascinato giù tutto ciò che a lei era legato.

Il modello finanziario è
fallito e fallirà anche il governo che quel modello ha detto sempre di
sostenere e sul quale ha puntato con proprie ricette.

Perchè cadrà questo
governo?
Semplicemente perchè fallendo l’economia l’economia stessa
trascina con se l’aspetto sociale.

La società in sofferenza insogerà
giustamente per lottando per difendere la propria sopravvivenza.

In questa
lotta per i diritti fondamentali non c’è spazio per chi il disastro ha sempre
cercato di raccontarcelo come la panacea.

Siamo stati indotti ad allontanarci
dai principi fondamentali elementari, che funzionano e garantiscono equilibrio e
progresso.

Bisogna tornare su quella linea, per strada abbiamo perso dei pezzi,
alcuni pregiati altri fortunatamente di nessun valore.

Abbiamo la possibilità
di creare un nuovo equilibrio più solido perchè se i padri costituendi
modellarono la Costituzione in modo da scongiurare derive come quelle da loro
vissute nel periodo fascista, oggi si può fare la stessa operazione per
garantire le generazioni future da derive ideal-socio-politico-economiche come
quelle che abbiamo vissuto in questi ultimi due decenni.

E’ alle porte un
nuovo tempo e credo siamo noi a modellarlo nel miglior modo possibile al riparo
da manovratori occulti reticenze macchinazioni carbonare paladini del male.

La
piccola Federica rappresenta dunque un tassello fondamentale, è la
dimostrazione che la determinazione sconfigge la mediocrità, la determinazione
in difesa dei principi nobili sconfigge malcostume e ingiustizia.

La via è
tracciata,
è la nuova Democrazia, bellezza.
Maurizio   |2010-07-03 22:19:59
...bè dopo avere visto il video, mi sento di dire che quello che ha tentato di
dire Fassino non è sbagliato o scorretto; ha detto che lui la lotta politica a
Berlusconi la fa e che però sostenere che è un vizio della sinistra sostenere
che la sinistra non batte Berlusconi perchè all'interno della sinistra c'è
qualcuno nel nostro campo che tradisce o fa la spia.

Ha cercato cioè di dire:
facciamo tutti la nostra parte evitiamo spaccature perchè posso garantire che
tutti noi ci mettiamo il massimo impegno e stiamo lottando.

Condivisibile, da
sostenere anche, solo che c'è un altro elemento che è ben chiaro alla fine del
video: l'esasperazione generale.

Allora un dirigente politico che essendo in
difficoltà a dialogare cerca di ridimensioanre l'importanza del dibattito
spontaneo e ridimensiona anche la forza rappresentativa del suo interlocutore
dimostra tutta la difficoltà e la lontananza della categoria dei politici con
la gente reale.

Dico questo senza nessun intento dissacratore nei confronti dei
politici ma solo come osservatore di fatti elaborandoli secondo la mia personale
coscienza critica.

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